Archivio della categoria: Precari

Precariato ricerca: stabilizzazioni e assunzioni

Stabilizzazioni e precariato negli Enti di Ricerca: bene le assunzioni di questi giorni ma la nostra vertenza prosegue

Le assunzioni, autorizzate dal DPCM del 26 novembre 2009, sono un risultato importante della lotta che i lavoratori tutti e il sindacato, in particolare la FLC, hanno condotto contro il tentativo del governo di interrompere il processo di stabilizzazione.
Non era scontato che si riuscisse a bloccare la norma “ammazzaprecari” che, se approvata, avrebbe portato oggi ad una situazione ben diversa. Questo dimostra che i lavoratori se uniti, anche in un quadro critico come quello attuale, possono ottenere dei risultati concreti.

Mentre però i precari di alcuni enti di ricerca vedono, finalmente, la prospettiva
dell’assunzione altri continuano a lavorare con contratti a termine o parasubordinati o rischiano di essere licenziati. Esistono poi situazioni al limite del paradosso dove i lavoratori precari non sono stati ancora stabilizzati, pur avendo tutti i requisiti, per una contraddizione interna alla stessa normativa che impedisce l’assunzione per mancanza di turn over e dotazione organica.

Inoltre il dipartimento della funzione pubblica, in un recente intervento, da una parte sostiene che le stabilizzazioni sono finite e dall’altra affida al sindacato e alle singole amministrazioni l’onere di definire la durata dei contratti a termine esplicitando i contenuti della nuova disciplina del lavoro a termine nella pubblica amministrazione introdotta con il DL “anticrisi”.

Come FLC Cgil vogliamo ribadire la nostra posizione su questo argomento per noi essenziale.
Le procedure di stabilizzazione disposte dalla legge finanziaria 2007 e dalla legge finanziaria 2008 (queste ultime relative anche ai contratti di collaborazione) continuano ad essere uno strumento esigibile in quanto disposto da norme di legge mai abrogate.

I concorsi con riserva e il riconoscimento di punteggi specifici per i precari, introdotti con l’articolo 17 del DL 78/2009 c.d. “anticrisi”, sono aggiuntivi rispetto alle stabilizzazioni. I lavoratori che hanno diritto alla stabilizzazione vantano un diritto soggettivo che può essere tutelato in sede legale oltre che oggetto dell’impegno della nostra organizzazione sul piano rivendicativo e di lotta.

Allo stesso tempo abbiamo a disposizione altri strumenti normativi e contrattuali che intendiamo utilizzare a pieno perché funzionali all’assunzione dei lavoratori precari. Nel contratto collettivo degli enti pubblici di ricerca si disegna un percorso progressivo, che intendiamo perseguire, di riconduzione al contratto a tempo indeterminato anche per le tipologie contrattuali parasubordinate, riportandole prima ad un’unica forma flessibile che è il contratto di lavoro subordinato a termine. Contestualmente vogliamo generalizzare l’applicazione della norma contrattuale che consente, previa verifica dei titoli, la trasformazione dei contratti a termine in contratti di lavoro a tempo indeterminato. Esiste poi la norma della finanziaria 2007 che prevede la riserva del 60% dei posti nei bandi di concorso per contratti a tempo determinato per assegnisti di ricerca e collaboratori.

Tutto ciò non è però sufficiente senza un intervento normativo, rispetto a cui la nostra organizzazione ha avanzato una precisa proposta, che consenta a gli enti di ricerca di programmare le assunzioni di personale senza gli attuali vincoli anacronistici ma in base al limite di spesa complessiva.
Ciò permetterebbe non solo di risolvere il problema dei precari di oggi ma anche di evitare che il precariato continui a riprodursi all’infinito. E’ quindi indispensabile un reclutamento ciclico e programmato nel tempo che utilizzi non solo le risorse dei pensionamenti previsti (molti) ma anche aggiuntive vista l’evidente necessità di crescita di tutto il sistema della ricerca.

Per queste ragioni, già al centro del riuscito sciopero dell’11 dicembre, la FLC Cgil rilancerà la mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori della ricerca per una battaglia che non riguarda solo i precari ma la sopravvivenza e il rilancio di tutto il sistema.


Precari Ispra: per Cgil bisogna procedere all’assunzione

Comunicato stampa di Domenico Pantaleo, Segretario generale Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL.

ISPRA, precari: per la FLC ci sono le condizioni per procedere all’assunzione. Abbiamo appreso da un comunicato del Ministro Prestigiacomo che non sarebbe possibile una soluzione ad hoc per i precari dell’ ISPRA.

Da mesi sosteniamo e abbiamo ribadito nel tavolo con il Ministero che non esistono ragioni di ordine tecnico che impediscano la proroga dei contratti in scadenza, il rientro in servizio dei lavoratori licenziati a giugno e la definizione di un piano programmato di assunzioni a tempo indeterminato.

Esistono già gli strumenti per procedere alla progressiva assunzione dei precari affiancando stabilizzazioni (assolutamente esigibili in quanto previste da norme di legge mai abrogate), concorsi a tempo indeterminato con riserva e trasformazione dei contratti di collaborazione e assegni di ricerca in contratti a termine. Il Ministro chiarisca se ha o meno l’intenzione di utilizzare gli strumenti legislativi attuali per dare risposte concrete ai lavoratori.

Anche dalla vicenda ISPRA si conferma l’urgenza di ulteriori modifiche normative che consentano agli enti di ricerca di programmare le assunzioni di personale senza gli attuali vincoli anacronistici.

Ciò permetterebbe non solo di risolvere il problema dei precari di oggi, ma anche di evitare che il precariato continui a riprodursi all’infinito.

Si deve, inoltre, definire un reclutamento ciclico e programmato nel tempo che utilizzi non solo le risorse dei pensionamenti previsti (molti) ma anche aggiuntive, vista l’evidente necessità di crescita di tutto il sistema della ricerca.


Università ricerca: precariato

Stabilizzazioni e precariato negli Enti di Ricerca: bene le assunzioni di questi giorni ma la nostra vertenza prosegue

Le assunzioni di questi giorni sono un risultato importante della lotta che i lavoratori tutti e il sindacato, in particolare la FLC, hanno condotto contro il tentativo del governo di interrompere il processo di stabilizzazione.
Non era scontato che si riuscisse a bloccare la norma “ammazzaprecari” che, se approvata, avrebbe portato oggi ad una situazione ben diversa. Questo dimostra che i lavoratori se uniti, anche in un quadro critico come quello attuale, possono ottenere dei risultati concreti.

Mentre però i precari di alcuni enti di ricerca vedono, finalmente, la prospettiva
dell’assunzione altri continuano a lavorare con contratti a termine o parasubordinati o rischiano di essere licenziati. Esistono poi situazioni al limite del paradosso dove i lavoratori precari non sono stati ancora stabilizzati, pur avendo tutti i requisiti, per una contraddizione interna alla stessa normativa che impedisce l’assunzione per mancanza di turn over e dotazione organica.

Inoltre il dipartimento della funzione pubblica, in un recente intervento, da una parte sostiene che le stabilizzazioni sono finite e dall’altra affida al sindacato e alle singole amministrazioni l’onere di definire la durata dei contratti a termine esplicitando i contenuti della nuova disciplina del lavoro a termine nella pubblica amministrazione introdotta con il DL “anticrisi”.

Come FLC Cgil vogliamo ribadire la nostra posizione su questo argomento per noi essenziale.
Le procedure di stabilizzazione disposte dalla legge finanziaria 2007 e dalla legge finanziaria 2008 (queste ultime relative anche ai contratti di collaborazione) continuano ad essere uno strumento esigibile in quanto disposto da norme di legge mai abrogate.


I concorsi con riserva e il riconoscimento di punteggi specifici per i precari, introdotti con l’articolo 17 del DL 78/2009 c.d. “anticrisi”, sono aggiuntivi rispetto alle stabilizzazioni. I lavoratori che hanno diritto alla stabilizzazione vantano un diritto soggettivo che può essere tutelato in sede legale oltre che oggetto dell’impegno della nostra organizzazione sul piano rivendicativo e di lotta.

Allo stesso tempo abbiamo a disposizione altri strumenti normativi e contrattuali che intendiamo utilizzare a pieno perché funzionali all’assunzione dei lavoratori precari. Nel contratto collettivo degli enti pubblici di ricerca si disegna un percorso progressivo, che intendiamo perseguire, di riconduzione al contratto a tempo indeterminato anche per le tipologie contrattuali parasubordinate, riportandole prima ad un’unica forma flessibile che è il contratto di lavoro subordinato a termine. Contestualmente vogliamo generalizzare l’applicazione della norma contrattuale che consente, previa verifica dei titoli, la trasformazione dei contratti a termine in contratti di lavoro a tempo indeterminato. Esiste poi la norma della finanziaria 2007 che prevede la riserva del 60% dei posti nei bandi di concorso per contratti a tempo determinato per assegnisti di ricerca e collaboratori.

Tutto ciò non è però sufficiente senza un intervento normativo, rispetto a cui la nostra organizzazione ha avanzato una precisa proposta, che consenta a gli enti di ricerca di programmare le assunzioni di personale senza gli attuali vincoli anacronistici ma in base al limite di spesa complessiva.
Ciò permetterebbe non solo di risolvere il problema dei precari di oggi ma anche di evitare che il precariato continui a riprodursi all’infinito. E’ quindi indispensabile un reclutamento ciclico e programmato nel tempo che utilizzi non solo le risorse dei pensionamenti previsti (molti) ma anche aggiuntive vista l’evidente necessità di crescita di tutto il sistema della ricerca.

Per queste ragioni, già al centro del riuscito sciopero dell’11 dicembre, la FLC Cgil rilancerà la mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori della ricerca per una battaglia che non riguarda solo i precari ma la sopravvivenza e il rilancio di tutto il sistema.

Roma, 11 gennaio 2010

Via: www.flcgil.it

Precari Università: 20 novembre assemblea nazionale a “La Sapienza”

 

Precari Università: 20 novembre assemblea nazionale a “La Sapienza

Dietro una gigantesca campagna mediatica solo tagli. Riprende la mobilitazione nelle università.

Il ddl Gelmini sull’università unito ai tagli pesantissimi della legge 133 colpisce innanzitutto i precari e gli studenti. Mentre gli organi di stampa a prescindere dalla collocazione ne esaltano i contenuti invitando ad accordi bipartisan per l’approvazione, i precari e gli studenti lanciano un appello a tutte le componenti dell’università e non solo. Il 20 novembre alla Sapienza il coordinamento precari dell’università della FLC e lavoratori precari della sapienza promuovono un’assemblea aperta a tutti.

Roma, 14 novembre 2009


Riprendere la parola, rilanciare il movimento
Appello per un’assemblea nazionale a Roma a “La Sapienza”
venerdì 20 novembre
Il Disegno di legge per la riforma dell’Università, da poco approvato in Consiglio dei ministri (28.10), ci impone di riprendere la parola. E’ passato un anno, infatti, da quel movimento straordinario che ha congelato ogni ipotesi di riforma organica dell’università, invadendo le piazze di tutta Italia. Un movimento, quello dell’Onda, che ha saputo reinventare il conflitto in un Paese trafitto dalle destre e privo di opposizione. Un movimento che, partito nelle università, è dilagato nelle scuole e ha coinvolto anche noi, precari della ricerca, già protagonisti delle lotte contro il Ddl Moratti nell’autunno del 2005.

La forza dell’Onda ha in buona parte fermato l’iniziativa governativa (ricordiamo che al seguito dell’approvazione del Dl 137 sulla scuola – 29 ottobre del 2008, la Gelmini aveva promesso un decreto legge anche per l’università), ma non è riuscito ad ottenere l’annullamento dei tagli finanziari alla formazione, massicciamente introdotti dalla Legge 133 (8 miliardi di euro in meno per la scuola, 1.5 miliardi di euro per l’università). Oggi, nel pieno di un autunno sempre più carico di disoccupazione e di precarietà, indubbiamente ancora debole sul piano del conflitto, il governo ha ripreso l’offensiva.

Il Ddl colpisce a morte l’università pubblica, riorganizzandola a partire dall’insistenza dei tagli. Se la parte relativa alla governance prefigura università snelle (per numero di facoltà), prive di democrazia (riduzione e svuotamento delle competenze degli organi collegiali) e aziendalizzate (apertura ai privati del Consiglio di amministrazione), la seconda, quella che delega il governo al riordino del diritto allo studio secondo la retorica del merito, introduce il prestito d’onore per gli studenti, imponendo la formula del debito individuale in sostituzione ai diritti comuni.

Ma è la terza parte quella che ci riguarda di più. In primo luogo viene abolita la terza fascia di docenza, quella dei ricercatori a tempo indeterminato. Solo contratti a termine per chi fa ricerca; poi, dopo sei anni e un’abilitazione, tutti a sgomitare per i pochi posti da professore associato, in concorsi locali e notoriamente “meritocratici” ma in realtà profondamente opachi, i cui criteri restano sostanzialmente invariati rispetto a quelli attuali. In generale, questo DDL cambia tutto per non cambiare nulla. Per un verso nessuna delle proposte elaborate in questi anni dai precari viene assunta, e resta la giungla di contratti precari che caratterizzano l’università attuale (gli assegni di ricerca, le borse di studio, i contratti di docenza e altro), con la ratificazione dei contratti di docenza GRATUITI. Per un altro verso si riduce lo spazio per la ricerca e si consolida la tendenza alla liceizzazione dell’università pubblica, in cui il compito prevalente delle figure “stabili” sarà la didattica. La riforma promette solo tagli e non è previsto alcun incremento di fondi: non si capisce quindi con quali soldi si potranno assumere i ricercatori a tempo determinato, il cui costo è superiore a quello degli attuali associati. Il tetto alla spesa per il personale confermato nel disegno di legge e i tagli pesantissimi della legge 133 che già oggi stanno producendo migliaia di licenziamenti non faranno che aggravarsi. Le campagne stampa che parlano di abolizione del precariato sono chiaramente demagogiche: questa riforma il precariato della ricerca lo moltiplica all’infinito.

E’ chiaro dunque che se questo DDL venisse approvato dalle Camere si definirebbe un punto di non ritorno, meglio, la dismissione dell’università pubblica che abbiamo conosciuto fino ad adesso. Un’università, intendiamoci bene, che non ci siamo mai sognati di difendere e che abbiamo con forza e passione criticato, a partire dal nostro ruolo. Oggi è necessario, però, riprendere la critica dei tagli e del DDL che ne è diretta espressione. Pretendere di finanziare questa riforma con i soldi dello scudo fiscale è insensato. Non si può vincolare l’università italiana alle trovate della finanza creativa del ministro dell’economia Tremonti. Resta il fatto che in Italia si spende meno dell’1% del PIL in ricerca, e questa riforma non prevede alcun incremento. Per questo riteniamo giunto il momento di riprendere parola, per confrontare analisi e proposte, ma anche e soprattutto per ridefinire una piattaforma e un’agenda di lotte condivise. Un’agenda che non si limiti ad assumere la partecipazione alle scadenze sindacali già in cantiere, ma che piuttosto faccia delle stesse occasioni per rilanciare un movimento e una campagna politica molto più ampia e a lungo termine, che riguardi l’università e la ricerca, ma che si leghi anche alle lotte degli studenti e della scuola e che cominci a immaginare e a pretendere un nuovo Welfare.

A partire da queste premesse e convinti che le nostre parole rispondano ad un’esigenza diffusa, convochiamo per venerdì 20 novembre, alle ore 14 presso Sapienza un’assemblea nazionale con il seguente odg:

1.Analisi del Ddl.
2.Piattaforma delle rivendicazioni.
3.Agenda delle mobilitazioni nazionali e territoriali.
E’ infine fondamentale coinvolgere nella partecipazione e nel dibattito gli studenti e tutte le componenti dell’università, della ricerca e della scuola, colpite allo stesso modo dalla politica del governo.

Lavoratori Precari – Roma
Coordinamento nazionale precari dell’università – FLC CGIL