Archivio della categoria: Riforma dell’Università

Ddl Gelmini

Iniziative negli Atenei contro il ddl Gelmini. I ricercatori sospendono la didattica.

Man mano che procede in Senato l’iter di discussione del ddl Gelmini sull’Università, si moltiplicano le iniziative di discussione e di protesta.

Come ricordato nell’iniziativa FLC tenutasi il 2 marzo alla Sapienza di Roma, il cui resoconto è sul sito, i più colpiti in assoluto dal provvedimento saranno ricercatori e precari.

In diversi Atenei i ricercatori stanno discutendo della decisione di sospendere le didattica, mentre si moltiplicano le prese di posizione di molti Organi accademici.

Vorremmo dare voce e visibilità a tali prese di posizione: chiediamo a tutti di farci avere comunicati su quanto accade negli Atenei, in modo da poterlo pubblicare sul sito.

Per intanto, seppure in ritardo, pubblichiamo un comunicato dei ricercatori di Scienze MFN della Federico II di Napoli, che hanno deciso l’astensione dalla didattica.

Roma, 4 marzo 2010



ASSEMBLEA RICERCATORI DI FACOLTÀ SCIENZE MFN
I sottoscritti ricercatori della Facoltà di Scienze MFN dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, riunitisi in assemblea il giorno 11 dicembre 2009 per discutere del Disegno di Legge contenente Norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonchè delega al Governo per incentivare la qualità e l’efficienza del sistema universitario, presentato al Senato con atto N. 1905, esprimono crescente apprensione e preoccupazione per le scelte che il governo annuncia di voler intraprendere in relazione alla riforma dell’Università italiana.
I contenuti del DDL, che avranno maggior impatto sui ricercatori, sono:

•La scomparsa del ruolo ricercatore a tempo indeterminato, sostituito da un contratto di ricercatore a tempo determinato (3+3); le uniche due figure con contratto a tempo indeterminato saranno i professori associati e ordinari.
•L’assenza di credibili meccanismi per risolvere il problema del precariato, stante la coesistenza, insieme alla figura del ricercatore a tempo determinato di tutte le altre forme contrattuali pre-ruolo.
•Il confinamento per gli attuali 25500 ricercatori in una sorta di limbo da cui sarà molto difficile uscire. Infatti, alle vigenti limitazioni del turn over, si aggiunge la previsione di riservare fino all’80% dei futuri posti di professore associato ai ricercatori a tempo determinato.
•La revisione infine del trattamento economico dei professori e ricercatori già in servizio, con la trasformazione degli scatti biennali in triennali e l’eliminazione della ricostruzione di carriera per i docenti assunti ai sensi del DDL.
Le norme prefigurano dunque un inevitabile conflitto tra le legittime aspettative di carriera dei ricercatori in ruolo e la necessità di favorire l’ingresso dei giovani ai ruoli accademici.
Le regole e i vincoli posti dal DDL appaiono, oltre che eccessivamente cavillosi, fortemente discriminatori e iniqui nei confronti degli attuali ricercatori che, entrati per concorso in un ruolo interamente dedicato all’attività di ricerca, oggi svolgono, oltre ai compiti di didattica integrativa loro preposti, anche i compiti aggiuntivi che nel corso degli anni si sono resi necessari per sostenere l’offerta didattica delle Facoltà. Tale contributo all’attività di docenza appare d’altra parte istituzionalizzato nelle indicazioni contenute nella circolare ministeriale del 4/09/09, prot. N. 160, circa la ridefinizione dei requisiti minimi dei corsi di laurea, dove è disegnato uno scenario nel quale i ricercatori costituiscono circa il 40% del corpo docente, assumendo i doveri dei professori senza
goderne diritti e prerogative. Pur condividendo l’esigenza di una profonda riforma del nostro sistema universitario, crediamo che questa non possa e non debba avvenire a scapito delle giovani generazioni e di noi ricercatori. L’università non si riforma a costo zero,
senza cioè un rilancio dei finanziamenti, che sono ancora lontani dai livelli degli altri Paesi OCSE.

Pertanto i ricercatori presenti decidono di avviare una protesta, alla quale invitano i colleghi tutti ad aderire, che prevede già dal prossimo mese di Gennaio di:

•non accettare di svolgere gli incarichi didattici diversi da quelli cui sono tenuti per la legge in vigore;
•non partecipare alle commissioni di laurea.
ASSEMBLEA RICERCATORI DI FACOLTÀ SCIENZE MFN

La Riforma dell’Università: le linee ispiratrici

 

La Riforma dell’ Università: le linee ispiratrici

Roma, 28 ottobre 2009
•E’ il primo provvedimento organico che riforma l’intero sistema universitario.
•Il ddl afferma il principio che l’autonomia delle università deve essere coniugata con una forte responsabilità: finanziaria, scientifica, didattica. Le università sono autonome ma risponderanno delle loro azioni. Se saranno gestite male riceveranno meno finanziamenti. Soldi solo in base alla qualità.Fine dei finanziamenti a pioggia.
•Si riforma il reclutamento del personale e si riforma la governance delle università secondo criteri meritocratici e di trasparenza.
Saranno evidenziati con una freccia (–>) i provvedimenti più significativi del Disegno di Legge

Organizzazione del sistema universitario

(entro sei mesi dall’approvazione della legge le università dovranno approvare statuti con queste caratteristiche)


•–> Adozione di un codice etico
Come è: non ci sono regole per garantire trasparenza nelle assunzioni e nell’amministrazione;
Come sarà: ci sarà un codice etico per evitare incompatibilità, conflitti di interessi legati a parentele. Alle università che assumeranno o gestiranno le risorse in maniera non trasparente saranno ridotti i finanziamenti del ministero.•–> Limite massimo complessivo di 8 anni al mandato dei rettori, inclusi quelli già trascorsi prima della riforma.
Come è: ogni università decide il numero dei mandati;
Come sarà: un rettore non potrà rimanere in carica per più di 8 anni, con valenza retroattiva.•Distinzione netta di funzioni tra Senato e Consiglio d’Amministrazione: il primo organo accademico, il secondo di alta amministrazione e programmazione.
Come è: attualmente vi è una confusione e ambiguità di competenze tra i due organi che non aiuta l’assunzione di responsabilità nelle scelte;
Come sarà: il Senato avanzerà proposte di carattere scientifico, ma sarà il CdA ad avere la responsabilità chiara delle spese, delle assunzioni e delle spese di gestione anche delle sedi distaccate.

•Il CdA non sarà elettivo, ma fortemente responsabilizzato e competente, con il 40% di membri esterni. Il presidente del CdA potrà essere esterno.

•Presenza qualificata degli studenti negli organi di governo.

•Introduzione di un direttore generale al posto del direttore amministrativo.
Come è: oggi il direttore amministrativo è spesso un esecutore con ruoli puramente amministrativi;
Come sarà: il direttore generale avrà compiti di grande responsabilità e dovrà rispondere delle sue scelte, come vero e proprio manager dell’ateneo.

•Nucleo di valutazione d’ateneo a maggioranza esterna.
Come è: molti nuclei di valutazione sono oggi in maggioranza composti da docenti interni;
Come sarà: il nucleo di valutazione dovrà avere una maggiore presenza di membri esterni per garantire una valutazione oggettiva e imparziale.

•Gli studenti valuteranno i professori
Gli studenti valuteranno i professori e questa valutazione sarà determinante per l’attribuzione dei fondi alle università da parte del ministero

•Possibilità per gli atenei di fondersi tra loro o aggregarsi su base federativa per evitare duplicazioni e costi inutili.
Come è: oggi università vicine non possono unirsi per razionalizzare e contenere i costi;
Come sarà: ci sarà la possibilità di unire o federare università vicine, anche in relazione a singoli settori di attività, di norma in ambito regionale, per abbattere costi e aumentare la qualità di didattica e ricerca.•Riduzione dei settori scientifico-disciplinari, dagli attuali 370 alla metà (consistenza minima di 50 ordinari per settore).
Come è: ogni professore è oggi rigidamente inserito in settori scientifico-disciplinari spesso molto piccoli, anche con solo 2 o 3 docenti;
Come sarà: saranno ridotti per evitare che si formino micro-settori, che danneggiano la circolazione delle idee e danno troppo potere a cordate ristrette.
•–> Riorganizzazione interna degli atenei
Riduzione molto forte delle facoltà che potranno essere al massimo 12 per ateneo. Questo per evitare la moltiplicazione di facoltà inutili o non richieste dal mondo del lavoro
Reclutamento di giovani studiosi

•–> Il ddl introduce l’abilitazione nazionale come condizione per l’accesso all’associazione e all’ordinariato. L’abilitazione è attribuita da una commissione nazionale sulla base di specifici parametri di qualità. I posti saranno poi attribuiti a seguito di procedure pubbliche di selezione bandite dalle singole università, cui potranno accedere solo gli abilitati.
I punti salienti:

1.–> commissioni di abilitazione nazionale autorevoli con membri italiani e, per la prima volta, anche stranieri;2.cadenza regolare annuale dell’abilitazione a professore al fine di evitare lunghe attese e incertezze;3.attribuzione dell’abilitazione, a numero aperto, sulla base di rigorosi criteri di qualità stabiliti con Decreto Ministeriale, sulla base di pareri dell’ANVUR e del CUN;4.distinzione tra reclutamento e progressione di carriera: basta con i concorsi banditi per finta solo per promuovere un interno. Entro una quota prefissata (1/3), i migliori docenti interni all’ateneo che conseguono la necessaria abilitazione nazionale al ruolo superiore potranno essere promossi alla luce del sole con meccanismi chiari e meritocratici;5.messa a bando pubblico per la selezione esterna di una quota importante (2/3) delle posizioni di ordinario e associato per ricreare una vera mobilità tra sedi, oggi quasi azzerata;6.procedure semplificate per i docenti di università straniere che vogliono partecipare alle selezioni per posti in Italia.Accesso di giovani studiosi

•Il ddl introduce interventi volti a favorire la formazione e l’accesso dei giovani studiosi alla carriera accademica.
I punti salienti:

1.revisione e semplificazione della struttura stipendiale del personale accademico per eliminare le penalizzazioni a danno dei docenti più giovani;2.revisione degli assegni di ricerca per introdurre maggiori tutele con aumento degli importi;3.abolizione delle borse post-dottorali, sottopagate e senza diritti;4.nuova normativa sulla docenza a contratto, con abolizione della possibilità di docenza gratuita se non per figure professionali di alto livello;5.riforma del reclutamento con l’introduzione di un sistema di tenure-track: contratti a tempo determinato di 6 anni (3+3). Al termine dei sei anni se il ricercatore sarà ritenuto valido dall’ateneo sarà confermato a tempo indeterminato come associato. In caso contrario terminerà il rapporto con l’università maturando però dei titoli utili per i concorsi pubblici. Questo provvedimento si rende indispensabile per evitare il fenomeno dei ricercatori a vita e determina situazioni di chiarezza fondate sul merito. Inoltre il provvedimento abbassa l’età in cui si entra di ruolo in università da 36 a 30 anni con uno stipendi che passa da 1300 euro a 2100.
6.chiarificazione delle norme sul collocamento a riposo dei docenti;7.valutazione complessiva delle politiche di reclutamento degli atenei ai fini della distribuzione del Fondo di Finanziamento Ordinario;Gestione finanziaria

•–> Introduzione della contabilità economico-patrimoniale uniforme, secondo criteri nazionali concordati tra MIUR e Tesoro.
Come è: i bilanci delle università non sono chiari e non calcolano la base di patrimonio degli atenei;
Come sarà: i bilanci dovranno rispondere a criteri di maggiore trasparenza. Debiti e crediti saranno resi più chiari nel bilancio.•–> Commissariamento e tolleranza zero per gli atenei in dissesto finanziario
Valutazione degli atenei

•–> Le risorse saranno trasferite dal ministero in base alla qualità della ricerca e della didattica. Fine della distribuzione dei fondi a pioggia.
1.–> obbligo di accreditamento, quindi di verifica da parte del ministero, di tutti i corsi di laurea e di tutte le sedi distaccate per evitare che si creino insegnamenti e strutture non necessarie.2.valutazione dell’efficienza dei risultati conseguiti da parte dell’Anvur.•–> I docenti avranno l’obbligo di certificare la loro presenza a lezione. Questo per evitare che si riproponga senza una soluzione il problema delle assenze dei professori negli atenei. Viene per la prima volta stabilito inoltre un riferimento uniforme per l’impegno dei professori a tempo pieno per il complesso delle attività didattiche, di ricerca e di gestione, fissato in 1500 ore annue di cui almeno 350 destinate ad attività di docenza e servizio per gli studenti.•–> Scatti stipendiali solo ai professori migliori.
Come sarà: si rafforzano le misure annunciate nel DM 180 in tema di valutazione dell’attività di ricerca dei docenti. In caso di valutazione negativa si perde lo scatto di stipendio e non si può partecipare come commissari ai concorsi.•Diritto alla studio e aiuti agli studenti meritevoli
Delega al governo per riformare organicamente la legge 390/1991, in accordo con le Regioni. Obiettivo: spostare il sostegno direttamente agli studenti per favorire accesso agli studi universitari e mobilità.
Inoltre sarà costituito un fondo nazionale per il merito al fine di erogare borse di merito e di gestire su base uniforme, con tassi bassissimi, i prestiti d’onore.
•Mobilità personale
Sarà favorita la mobilità all’interno degli atenei perché un sistema senza mobilità interna è un sistema non moderno e dinamico.

–> Possibilità per chi lavora in università di prendere 5 anni di aspettativa per andare nel privato senza perdere il posto.

 

Comunicato stampa via: www.pubblica.istruzione.it


Il Consiglio dei Ministri approva il DDL di riforma dell’Università

 

Il Consiglio dei Ministri approva il DDL di riforma dell’ Università

Un altro tassello dell’attacco ai sistemi di welfare e al lavoro pubblico

Il DDL di riforma dell’ Università approvato oggi dal Consiglio dei Ministri è un provvedimento articolato e complesso, nato dopo una lunga gestazione che ha visto innumerevoli stesure e ripensamenti. Il testo approvato dal Consiglio dei Ministri non è ancora disponibile; rispetto all’ultima bozza nota sono possibili piccole differenze, ma non dovrebbe contenere scostamenti significativi. Si può perciò considerare un testo largamente consolidato.

Il provvedimento affronta molte materie e contiene tre Titoli:

1.Organizzazione del sistema universitario.
2.Delega legislativa in materia di qualità ed efficienza del sistema universitario.
3.Norme in materia di personale accademico e riordino della disciplina concernente il reclutamento.
Il Titolo I norma essenzialmente l’organizzazione degli Atenei, dettando criteri ai quali le Università devono attenersi nella modifica dei propri Statuti, da realizzarsi entro sei mesi. I criteri sono immediatamente prescrittivi, e questa parte del DDL si presenta quindi sotto forma di norma operativa piuttosto che di DDL. Il testo non è molto diverso dalle bozze circolate nei mesi scorsi, e valgono quindi le osservazioni da noi a suo tempo prodotte in corso d’opera e pubblicate sul sito.


In estrema sintesi, si propone per gli Atenei un modello organizzativo fortemente centralistico e gerarchico, che marginalizza gli organi elettivi per condensare il potere negli organi di vertice. E’ un’operazione scopertamente autoritaria che corrisponde alla vocazione aziendalistica dell’attuale Governo; è, oltretutto, una netta invasione di campo nei confronti dell’autonomia universitaria, poiché le norme dettate lasciano pochissimo spazio all’autodeterminazione degli Atenei, e puntano ad un modello rigidamente omogeneo.

Il Titolo II contiene la delega al Governo a riordinare una quantità di materie tra cui l’istituzione di un Fondo per il merito gestito direttamente dal Ministero dell’ Economia al di fuori dei canali del diritto allo studio, le stesse norme sul diritto allo studio, i meccanismi di contabilità prevedendo il commissariamento degli Atenei in caso di dissesto (e rigidi controlli di spesa che si spingono fino a determinare il tetto della contrattazione integrativa d’Ateneo), i meccanismi premiali nell’attribuzione dei finanziamenti, la disciplina dell’orario docente (pari a 1500 ore di impegno complessivo annuo), la valutazione periodica ai fini dell’attribuzione degli scatti economici, la rimodulazione dei trattamenti economici dei docenti (prevedendo per cominciare che gli scatti biennali diventano triennali), ecc. Per le materie che riguardano direttamente il personale, ovviamente, non è prevista alcuna forma di contrattazione.

Il Titolo III definisce la riduzione dei Settori scientifico-disciplinari (su cui il CUN sta lavorando da lungo tempo), l’istituzione dell’abilitazione scientifica nazionale come pre-requisito per i concorsi e gli avanzamenti di carriera, nuove norme sul reclutamento basate su concorsi interamente locali dei singoli Atenei, nuove discipline per gli assegni di ricerca, per i contratti di insegnamento, per i ricercatori. Il modello non accoglie nessuna delle proposte che in questi anni sono state avanzate nel dibattito sull’Università. In particolare, non solo non c’è il riconoscimento dei ricercatori come terza fascia docente, ma si accelera l’applicazione della messa ad esaurimento. Da oggi non saranno più possibili assunzioni di ricercatori a tempo indeterminato; la terza fascia diventa solo un canale di reclutamento a tempo determinato. Gli attuali ricercatori avranno, prevedibilmente, scarsissime probabilità di uscire dal recinto della terza fascia, vista la scarsità di risorse, ed il fatto che i futuri associati proverranno direttamente dal ruolo di ricercatore a tempo determinato. Non c’è alcuna risposta ai temi del precariato che, anzi, vede la propria condizione sempre più instabile e soggetta a ricatto, né per figure come i lettori che attendono da decenni una risposta alla loro condizione.

Quanto poi a merito e trasparenza, siamo pronti a scommettere sul fatto che i concorsi interamente locali incrementeranno il tasso di opacità delle selezioni, dando spazio alle contrattazioni tra poteri interni, tanto più in un modello gerarchico come quello proposto.

Come al solito, non c’è stata l’ombra di un confronto in questi lunghi mesi, se si eccettuano le conversazioni private che la Ministra ha svolto con interlocutori scelti e che accredita come “periodi di concertazione con tutto il sistema universitario” (ipse dixit). L’intero decreto appare pervaso dalla logica della riduzione dei costi, dalla necessità di tagliare, in coerenza con la L. 133, e da una meticolosa messa sotto sorveglianza del sistema universitario da parte dei Ministeri, in particolare quello dell’Economia.

In conclusione, un testo attraversato da una palese volontà punitiva, dal centralismo, dalla riduzione dell’autonomia, dalla visione di Università-azienda; un’altra occasione persa, che accelera lo stato di disordine e difficoltà del sistema, e aggiunge un altro tassello al disegno di riduzione delle opportunità dei cittadini e degli studenti.

Contro questo provvedimento è indispensabile rilanciare un’ampia mobilitazione che costringa il Governo a ritirare i tagli, investire nell’Università e ad aprire un confronto vero sulle autentiche necessità del sistema universitario.

 

Consultate i nostri blog dedicati alla scuola, con temi dedicati a supplenze e altro, e alla banca con argomenti come banca roma.

 

Via: www.flcgil.it


Pacchetto Università: soldi in più solo a Università migliori, Anvur, taglio corsi inutili

 

Cominicato stampa via: www.pubblica.istruzione.it

 

Pacchetto Università: soldi in più solo a Università migliori, Anvur, taglio corsi inutili

Roma, 24 luglio 2009

Questa mattina il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera alla nuova Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario (Anvur). Inoltre il Ministro Gelmini ha firmato i seguenti provvedimenti per l’Università:

•Ripartizione FFO e fondo premiale 7% – fondi a Università virtuose
•Taglio dei corsi inutili
•Criteri di valutazione per concorsi da ricercatore
•Direttiva per il varo dei concorsi 2008
1- Università, via libera del Cdm alla nuova Agenzia
che valuterà la qualità degli atenei e della ricerca

L’Anvur deciderà su fondi da distribuire agli atenei migliori

Questa mattina il Consiglio dei Ministri ha approvato in prima lettura il Regolamento sulla struttura e il funzionamento dell’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (Anvur).

La nuova Agenzia valuterà la qualità degli Atenei e degli Enti di ricerca. Le rilevazioni prodotte saranno determinanti per distribuire una parte del Fondo di finanziamento ordinario alle Università ed agli Enti di ricerca che raggiungeranno i risultati migliori.

Il Regolamento approvato oggi rende l’Anvur più autonoma rispetto a quanto previsto nella precedente legislatura. Il Presidente e il Comitato di selezione che individuerà i membri del Consiglio direttivo saranno nominati infatti dal Presidente della Repubblica e non più dal Governo.

La nuova Agenzia sostituisce e unifica i due comitati di valutazione attualmente esistenti: il Cnvsu (che valuta le università) e il Civr (che valuta la ricerca).

Cosa valuta l’Anvur

•L’efficienza e l’efficacia dell’attività didattica sulla base di standard qualitativi di livello internazionale, anche con riferimento ai livelli d’apprendimento degli studenti e del loro inserimento nel mondo del lavoro;
•Le strutture delle università e degli enti di ricerca, i corsi di studio universitari, i dottorati di ricerca, i master universitari e le scuole di specializzazione;
•La qualità e i risultati dei progetti ricerca;
•L’acquisizione di finanziamenti esterni, l’attivazione di rapporti di collaborazione e lo scambio di ricercatori con soggetti pubblici e privati;
•Valuta attraverso criteri internazionali la qualità e i risultati della ricerca. Si userà dunque il sistema peer review, cioè la valutazione anonima di illustri accademici internazionali.
Altri compiti dell’Anvur

•Elabora e propone al Ministro i requisiti quantitativi e qualitativi per l’istituzione di nuove università o di sedi distaccate, per l’attivazione di tutti i corsi di studio universitari, dei dottorati di ricerca, dei master universitari e delle scuole di specializzazione;
•Valuta i risultati degli accordi di programma ed il loro contributo al miglioramento della qualità complessiva del sistema universitario e della ricerca;
•Valuta l’efficienza e l’efficacia dei programmi pubblici di finanziamento e di incentivazione delle attività didattiche, di ricerca e di innovazione.
Ogni anno l’Anvur redigerà un rapporto sullo stato del sistema universitario e della ricerca che sarà presentato al Ministro e trasmesso al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) e al Parlamento.

Composizione dell’Anvur

L’Agenzia sarà composta dal Presidente, da un Consiglio direttivo e dal Collegio dei revisori dei conti. Tutti resteranno in carica per 4 anni e non potranno essere nuovamente nominati.

Il Consiglio direttivo determinerà le attività dell’Agenzia, i criteri e i metodi di valutazione. I suoi componenti saranno nominati dal Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro che sceglierà i membri da un elenco definito da un comitato di selezione. Questo comitato sarà composto da cinque membri designati rispettivamente dal Ministro, dal Segretario Generale dell’OCSE, dal Presidente dell’Accademia dei Lincei, dell’European Research Council e dal Consiglio Nazionale degli Studenti.

2- Ripartizione FFO e fondo premiale 7%:
più soldi a Università virtuose

Per la prima volta in Italia il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha assegnato una parte dei fondi destinati alle Università sulla base di nuovi criteri di valutazione della qualità. Il 7% del Fondo di finanziamento ordinario, cioè 525 milioni di euro, è stato infatti distribuito in base alla qualità della Ricerca e della didattica degli Atenei. In particolare i 2/3 di questo fondo sono stati assegnati in base alla qualità della ricerca, 1/3 in base alla qualità della didattica.

Prende il via, dunque, con questo provvedimento firmato oggi dal ministro Mariastella Gelmini, il nuovo sistema di valutazione delle Università italiane, grazie al quale saranno premiati gli Atenei più virtuosi sulla base di criteri riconosciuti e valutati positivamente anche dalla CRUI.


Da una prima analisi della situazione emerge che l’Università di Trento, i Politecnici di Milano e di Torino sono tra le Università migliori in base ai nuovi parametri.

Trento, ad esempio, pur essendo un piccolo Ateneo, è riuscito meglio di ogni altro a intercettare, attraverso propri progetti, i finanziamenti europei. I politecnici di Milano e Torino hanno conseguito risultati importanti su didattica, ricerca, capacità di autofinanziarsi, buone valutazioni degli studenti, processi formativi positivi (numero di docenti adeguato in rapporto al numero degli studenti), presenza di molti progetti assegnati dal Programma Nazionale di Ricerca.

Hanno ottenuto meno finanziamenti invece 27 Università che non hanno gli standard qualitativi previsti.

Molte le Università del Centro-Sud promosse: Roma “Tor Vergata”, l’Università di Chieti e Pescara, l’Università della Calabria, l’Università Politecnica delle Marche, l’Ateneo della Tuscia, il Politecnico di Bari e l’Università del Sannio di Benevento.

In particolare Trento ottiene 6 milioni in più, il politecnico di Milano 8, Bologna 5, Padova 4. A Foggia invece viene tolto 1 milione di euro, a Macerata meno 1,13 milioni.

Dal 29 luglio i dati e le valutazioni saranno pubblicate sul sito del Ministero.

L’erogazione dei finanziamenti del 7% alle Università di Trieste, Firenze e Siena è stata sospesa in attesa della presentazione di un piano finanziario di risanamento dei bilanci che attualmente risultano in rosso.

Ecco, di seguito, i parametri con i quali sono state valutate le Università:

in base alla qualità della ricerca si è tenuto conto:

•per il 50% delle valutazioni dell’agenzia Civr sulla qualità della ricerca in base a parametri internazionali;
•per il 20% del numero dei ricercatori e dei docenti che hanno partecipato a progetti di ricerca italiani valutati positivamente;
•per il 30% della capacità delle Università di intercettare finanziamenti europei per la ricerca.
In base alla qualità della didattica si è tenuto conto:

•per il 20% della percentuale dei laureati che trovano lavoro a 3 anni dal conseguimento della laurea;

•per il 20% delle Università che tengono corsi con i propri insegnanti di ruolo e che limitano il ricorso a contratti e docenti esterni. In questo modo si vuole limitare la pratica non virtuosa della proliferarazione di corsi ed insegnamenti non necessari e affidati a personale non di ruolo;

•per il 40% della quantità degli studenti che si iscrivono al secondo avendo fatto almeno i 2/3 degli esami del primo anno. Questo per premiare le Università che curano la didattica e in generale gli atenei che limitano la dispersione;

•per il 20% delle Università che danno la possibilità agli studenti di valutare attraverso un questionario la qualità della didattica e la soddisfazione per i corsi di laurea frequentati.
3- Taglio dei corsi inutili

Il ministro Mariastella Gelmini ha inviato alle Università una nota illustrativa in cui sono contenute una serie di misure per eliminare i corsi di laurea non necessari.

In questi anni, infatti, si è assistito ad una proliferazione di insegnamenti che non rispondono alle reali richieste del mercato del lavoro. Negli ultimi mesi sono già stati tagliati il 20% dei corsi inutili e con questo provvedimento sarà possibile ridurli ulteriormente (es. I corsi di specializzazione di medicina sono stati ridotti da 1600 a 1200. Ridotti anche i settori disciplinari).

In particolare, con questo provvedimento sarà avviata una più coerente razionalizzazione dei corsi di laurea, attraverso:

•una definizione di più elevati requisiti di docenza per attivare i corsi di studio, al fine di ridurne la proliferazione;
•disattivazione obbligatoria dei corsi di studio con basso numero di studenti;

•limitazione alla proliferazione degli insegnamenti, attraverso l’individuazione del carico massimo di docenza che ciascun Ateneo è complessivamente in grado di erogare;
•limitazione alla frammentazione degli insegnamenti attraverso definizione del numero minimo di crediti (6) per esame;
•eliminazione degli ostacoli di natura organizzativa e formale alla mobilità degli studenti, determinati da una eccessiva eterogeneità dei regolamenti didattici degli Atenei;
•potenziamento dell’efficacia valutazione interna, prevedendo una composizione dei Nuclei di valutazione d’Ateneo a maggioranza esterna;
•limitazione del numero di crediti extrauniversitari che ogni Ateneo può riconoscere.
4- Concorsi da ricercatore:
nuovi criteri più oggettivi basati su parametri internazionali

Il DM 180=Legge 1/09 prevedeva l’introduzione di nuovi criteri di valutazione nei concorsi da ricercatore. Questi criteri sono ora contenuti in uno dei Decreti Ministeriale presentato oggi dal ministro Mariastella Gelmini.

In particolare nel DM si segnala come indicazione che ogni titolo scientifico sia valutato separatamente e specificamente, per evitare giudizi sommari e approssimativi. Viene inoltre richiesto, per i settori scientifici, il ricorso a valutazioni di indici oggettivi e a sistemi di valutazione internazionali (peer review). Si dovrebbero, in questo modo, ridurre i margini di arbitrio delle commissioni.

5- Sbloccati i concorsi
Le nuove regole per il reclutamento: più trasparenza grazie al sorteggio
Con la direttiva firmata oggi dal Ministro Mariastella Gelmini si avviano le procedure per la formazione delle commissioni di concorso in base alle nuove regole per il reclutamento dei professori universitari e dei ricercatori.

I concorsi banditi nelle due tornate nel 2008 erano stati sospesi dalle nuove norme contenute nel DM 180 che impongono le nuove e più trasparenti modalità di formazione delle commissioni. Si tratta di 1800 concorsi.

•Reclutamento dei professori universitari
Le commissioni che giudicheranno gli aspiranti professori universitari di prima e seconda fascia saranno composte, a differenza di quanto accade ora, da 4 professori sorteggiati da un elenco di commissari eletti a loro volta da una lista di ordinari del settore scientifico disciplinare oggetto del bando e da 1 solo professore ordinario nominato dalla facoltà che ha richiesto il bando. Si evita così il rischio di predeterminare l’esito dei concorsi e si incoraggia un più ampio numero di candidati a partecipare.
•Reclutamento dei ricercatori
Le commissioni che giudicheranno i candidati al concorso saranno composte da 1 professore associato nominato dalla facoltà che richiede il bando e da 2 professori ordinari sorteggiati da una lista di commissari eletti tra i professori appartenenti al settore disciplinare oggetto del bando. La valutazione dei candidati avverrà secondo parametri riconosciuti anche in ambito internazionale.