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La FLC CGIL di Messina ritiene inaccettabili tutte le forme di pressione nei confronti dei ricercatori universitari indisponibili

Le azioni di lotta di questi mesi, in primo luogo l’indisponibilità dei ricercatori universitari a svolgere compiti didattici, hanno portato ad un rallentamento dell’iter del DDL Gelmini sull’ Università.
“Come FLC CGIL – dichiara Graziamaria Pistorino Segr. Gen. della Federazione Lavoratori della Conoscenza di Messina – abbiamo espresso da tempo la nostra contrarietà ad un provvedimento che non risolve i problemi veri dell’ Università italiana ma li aggrava. Ritorna al centralismo ministeriale negando l’autonomia universitaria, restringe gli spazi di democrazia negli Atenei non considerandoli più comunità di pari; discrimina i ricercatori e consolida la precarietà trasformandola in regola. Tutto questo mentre diminuisce il Fondo di Finanziamento Ordinario!
Per questo abbiamo appoggiato i ricercatori nella loro opposizione al DDL, mantenendo alta e forte la protesta, a partire dalla partecipazione di un pullman di FLC CGIL Sicilia di ricercatori e studenti al presidio a Montecitorio del 14 ottobre, per cambiare profondamente i contenuti di questo disegno di legge.
A questo punto, chi teme la protesta dei ricercatori cerca bizantinismi interpretativi per diminuire la portata della loro “indisponibilità ai carichi didattici”.
Già il 5 ottobre scorso, la Commissione di garanzia per lo sciopero nei servizi pubblici essenziali chiedeva ai rettori di “conoscere, con riferimento al personale in servizio nel ruolo di ricercatore, quali attività tale personale si rifiuti eventualmente di svolgere e se tale rifiuto consista nel manifestare preventiva indisponibilità all’assunzione degli incarichi di docenza, o piuttosto consista in una mera astensione dall’attività didattica”: appare come l’ennesimo atto intimidatorio.
Anche la nota del Rettore Tomasello cerca di aggirare l’ostacolo che l’indisponibilità dei ricercatori rappresenta per il reale funzionamento dell’Ateneo ed invita i Presidi delle diverse facoltà ad assegnare Crediti Formativi alle esercitazioni, ai seminari, al tutoraggio, facendo rientrare dalla finestra ciò che era uscito dalla porta!
In realtà, con estrema chiarezza, il Consiglio Universitario Nazionale nella seduta del 15/9/2010 ha approvato la mozione 1445 sull’attività didattica dei Ricercatori in cui richiama con forza la necessità, per l’attribuzione di corsi e moduli didattici, della esplicita manifestazione in forma scritta del consenso del ricercatore, consenso che non può essere sostituito da forme di silenzio/assenso, peraltro non previste dalla legge. Il CUN ha ribadito inoltre l’esigenza ineludibile della corretta individuazione dei compiti didattici aggiuntivi, sottolineando che non è possibile costringere – esplicitamente o implicitamente – i ricercatori universitari a tempo indeterminato a compiti didattici che esulino da quelli definiti dalle norme come “integrativi dei corsi di insegnamento ufficiali”.
Vanno rispediti al mittente tutti i tentativi di bloccare la protesta, adesso, con le prossime iniziative nazionali, a partire dal nuovo sciopero della Prima ora fissato per il 25 ottobre, la FLC CGIL puntA ad aprire una grande e partecipata discussione pubblica sul futuro dell’università Italiana. Innanzitutto devono essere ripristinate tutte le risorse necessarie al suo funzionamento, devono costruirsi reali opportunità di carriera per i ricercatori, bisogna dare un futuro alle migliaia di precari che oggi consentono alle nostre università di funzionare e costruire un sistema di diritto allo studio vero.

Flc CGIL Messina

Il Consiglio dei Ministri approva il DDL di riforma dell’Università

 

Il Consiglio dei Ministri approva il DDL di riforma dell’ Università

Un altro tassello dell’attacco ai sistemi di welfare e al lavoro pubblico

Il DDL di riforma dell’ Università approvato oggi dal Consiglio dei Ministri è un provvedimento articolato e complesso, nato dopo una lunga gestazione che ha visto innumerevoli stesure e ripensamenti. Il testo approvato dal Consiglio dei Ministri non è ancora disponibile; rispetto all’ultima bozza nota sono possibili piccole differenze, ma non dovrebbe contenere scostamenti significativi. Si può perciò considerare un testo largamente consolidato.

Il provvedimento affronta molte materie e contiene tre Titoli:

1.Organizzazione del sistema universitario.
2.Delega legislativa in materia di qualità ed efficienza del sistema universitario.
3.Norme in materia di personale accademico e riordino della disciplina concernente il reclutamento.
Il Titolo I norma essenzialmente l’organizzazione degli Atenei, dettando criteri ai quali le Università devono attenersi nella modifica dei propri Statuti, da realizzarsi entro sei mesi. I criteri sono immediatamente prescrittivi, e questa parte del DDL si presenta quindi sotto forma di norma operativa piuttosto che di DDL. Il testo non è molto diverso dalle bozze circolate nei mesi scorsi, e valgono quindi le osservazioni da noi a suo tempo prodotte in corso d’opera e pubblicate sul sito.


In estrema sintesi, si propone per gli Atenei un modello organizzativo fortemente centralistico e gerarchico, che marginalizza gli organi elettivi per condensare il potere negli organi di vertice. E’ un’operazione scopertamente autoritaria che corrisponde alla vocazione aziendalistica dell’attuale Governo; è, oltretutto, una netta invasione di campo nei confronti dell’autonomia universitaria, poiché le norme dettate lasciano pochissimo spazio all’autodeterminazione degli Atenei, e puntano ad un modello rigidamente omogeneo.

Il Titolo II contiene la delega al Governo a riordinare una quantità di materie tra cui l’istituzione di un Fondo per il merito gestito direttamente dal Ministero dell’ Economia al di fuori dei canali del diritto allo studio, le stesse norme sul diritto allo studio, i meccanismi di contabilità prevedendo il commissariamento degli Atenei in caso di dissesto (e rigidi controlli di spesa che si spingono fino a determinare il tetto della contrattazione integrativa d’Ateneo), i meccanismi premiali nell’attribuzione dei finanziamenti, la disciplina dell’orario docente (pari a 1500 ore di impegno complessivo annuo), la valutazione periodica ai fini dell’attribuzione degli scatti economici, la rimodulazione dei trattamenti economici dei docenti (prevedendo per cominciare che gli scatti biennali diventano triennali), ecc. Per le materie che riguardano direttamente il personale, ovviamente, non è prevista alcuna forma di contrattazione.

Il Titolo III definisce la riduzione dei Settori scientifico-disciplinari (su cui il CUN sta lavorando da lungo tempo), l’istituzione dell’abilitazione scientifica nazionale come pre-requisito per i concorsi e gli avanzamenti di carriera, nuove norme sul reclutamento basate su concorsi interamente locali dei singoli Atenei, nuove discipline per gli assegni di ricerca, per i contratti di insegnamento, per i ricercatori. Il modello non accoglie nessuna delle proposte che in questi anni sono state avanzate nel dibattito sull’Università. In particolare, non solo non c’è il riconoscimento dei ricercatori come terza fascia docente, ma si accelera l’applicazione della messa ad esaurimento. Da oggi non saranno più possibili assunzioni di ricercatori a tempo indeterminato; la terza fascia diventa solo un canale di reclutamento a tempo determinato. Gli attuali ricercatori avranno, prevedibilmente, scarsissime probabilità di uscire dal recinto della terza fascia, vista la scarsità di risorse, ed il fatto che i futuri associati proverranno direttamente dal ruolo di ricercatore a tempo determinato. Non c’è alcuna risposta ai temi del precariato che, anzi, vede la propria condizione sempre più instabile e soggetta a ricatto, né per figure come i lettori che attendono da decenni una risposta alla loro condizione.

Quanto poi a merito e trasparenza, siamo pronti a scommettere sul fatto che i concorsi interamente locali incrementeranno il tasso di opacità delle selezioni, dando spazio alle contrattazioni tra poteri interni, tanto più in un modello gerarchico come quello proposto.

Come al solito, non c’è stata l’ombra di un confronto in questi lunghi mesi, se si eccettuano le conversazioni private che la Ministra ha svolto con interlocutori scelti e che accredita come “periodi di concertazione con tutto il sistema universitario” (ipse dixit). L’intero decreto appare pervaso dalla logica della riduzione dei costi, dalla necessità di tagliare, in coerenza con la L. 133, e da una meticolosa messa sotto sorveglianza del sistema universitario da parte dei Ministeri, in particolare quello dell’Economia.

In conclusione, un testo attraversato da una palese volontà punitiva, dal centralismo, dalla riduzione dell’autonomia, dalla visione di Università-azienda; un’altra occasione persa, che accelera lo stato di disordine e difficoltà del sistema, e aggiunge un altro tassello al disegno di riduzione delle opportunità dei cittadini e degli studenti.

Contro questo provvedimento è indispensabile rilanciare un’ampia mobilitazione che costringa il Governo a ritirare i tagli, investire nell’Università e ad aprire un confronto vero sulle autentiche necessità del sistema universitario.

 

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Via: www.flcgil.it